Educata alle regole, fedele alla parola data

Educazione

Se penso all’educazione con cui i miei genitori mi hanno cresciuta nel rispetto delle regole, delle istituzioni e della parola data devo ammettere che solo col tempo ho capito quanto questo mi abbia definita.

Lo dico con la lucidità di chi ha attraversato stagioni diverse della vita e ha capito quanto quell’educazione sia stata, allo stesso tempo, una forza e un peso.

Sono cresciuta con l’idea che le regole non fossero un fastidio da aggirare, ma una struttura. Una cornice entro cui muoversi con dignità. Che le istituzioni, pur imperfette, meritassero rispetto perché rappresentano qualcosa che va oltre il singolo. E che una promessa non fosse una frase detta per convenienza, ma un impegno che ti lega, anche quando nessuno guarda.

Questo tipo di educazione ti rende affidabile. Ma ti rende anche poco elastica.

Ti insegna a non cercare scorciatoie.
A non piegare le parole al momento.
A non cambiare posizione solo perché conviene.

E a volte, nel mondo reale, questo ha un prezzo. Perché scopri che non tutti giocano con le stesse regole.

Che c’è chi promette sapendo già che non manterrà.
Che c’è chi usa le istituzioni come un palcoscenico e non come una responsabilità.
Che c’è chi confonde l’astuzia con l’intelligenza e la furbizia con la libertà.

In quei momenti ti chiedi se essere stata cresciuta così non ti abbia resa più vulnerabile. Più esposta. Più lenta in un tempo che corre.

Poi, però, arriva un altro pensiero. Più solido. Più quieto.

Capisci che quella educazione non ti ha tolto nulla.
Ti ha dato una spina dorsale.

Ti ha insegnato a stare dritta anche quando sarebbe più facile piegarsi.
A rispondere delle tue parole.
A non scaricare sugli altri ciò che ti compete.
A distinguere tra ciò che è lecito e ciò che è giusto, sapendo che non sempre coincidono.

Essere cresciuta così significa portare addosso una forma di coerenza che non fa rumore, ma regge.
Non ti rende perfetta.
Ti rende responsabile.

Valori che sono una bussola silenziosa, non perché indichino la strada più facile, ma quella che posso percorrere senza perdere me stessa anche quando il contesto spinge nella direzione opposta, quando il vento cambia e sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte, anche quando seguirli costa più che ignorarli.

È una constatazione., se oggi devo dire qualcosa ai miei genitori, non è un rimprovero, ma è un immenso grazie.

Per avermi cresciuta a credere che la parola data conti.
E anche se a volte pesa, continuo a pensare che sia uno dei pochi capitali che vale ancora la pena difendere.

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