Come le parole costruiscono la società in cui viviamo
La parola genera immagine. L’immagine genera emozione.
Viviamo immersi nelle parole.
Le leggiamo, le ascoltiamo, le condividiamo e spesso le assorbiamo senza rendercene conto.
In effetti, ogni parola produce un effetto.
La parola genera un’immagine.
L’immagine genera un’emozione.
L’emozione orienta il nostro modo di pensare, di giudicare e di agire.
Chi si occupa di comunicazione conosce bene questo meccanismo.
Nessuna comunicazione è neutra.
Ogni titolo, ogni fotografia, ogni video, ogni post sui social network e ogni articolo giornalistico contribuiscono a costruire una rappresentazione della realtà.
Per questo motivo, la domanda fondamentale non è soltanto: che cosa voglio comunicare?
La vera domanda è un’altra.
Quale tipo di società sto contribuendo a costruire attraverso ciò che comunico?
Il ruolo del giornalismo nella società contemporanea
Per molti anni il giornalismo ha avuto il compito di raccontare i fatti, contestualizzarli e offrire strumenti di comprensione.
Oggi, infatti, ci troviamo immersi in un ecosistema comunicativo estremamente veloce, nel quale l’impatto emotivo rischia spesso di prevalere sulla profondità dell’analisi.
Di conseguenza, l’attenzione è diventata la risorsa più preziosa del nostro tempo.
In pochi secondi un titolo può modificare una percezione.
Una fotografia può orientare un giudizio.
Una frase può alimentare fiducia oppure diffidenza.
La comunicazione non descrive soltanto la realtà: contribuisce a crearla
Ed è qui, dunque, che nasce una riflessione importante.
La comunicazione non si limita a descrivere la realtà.
La comunicazione contribuisce a crearla.
Per esempio, se scegliamo costantemente il conflitto, costruiremo una società abituata allo scontro permanente, così come se privilegiamo la semplificazione estrema, rischieremo di perdere la complessità che caratterizza ogni fenomeno umano.
Se alimentiamo paura, indignazione e sfiducia, queste emozioni diventeranno il terreno sul quale cresceranno le nostre relazioni sociali.
Al contrario, una comunicazione consapevole può favorire il dialogo, il pensiero critico e il senso di responsabilità collettiva.
Le parole di oggi costruiscono la società di domani
Non significa eliminare il dissenso.
Non significa uniformare il pensiero.
Significa comprendere il peso delle parole.
Ogni parola lascia una traccia, ogni immagine costruisce una memoria.
Ogni emozione condivisa diventa parte del patrimonio culturale di una comunità.
Forse il giornalismo contemporaneo, e più in generale tutta la comunicazione pubblica, dovrebbe tornare a porsi una domanda essenziale.
Non soltanto che cosa raccontare.
Ma perché lo si racconta.
Perché la questione non riguarda soltanto l’informazione.
Riguarda il mondo che stiamo costruendo insieme.
Le parole che scegliamo oggi diventeranno il linguaggio culturale di domani.
E la società che avremo domani dipenderà anche dalle emozioni che decidiamo di alimentare oggi.
Perché, in fondo, la comunicazione non è mai soltanto un racconto.
È un atto di costruzione collettiva.

Laura Besana – autrice e osservatrice dei processi comunicativi, con particolare attenzione al rapporto tra parole, emozioni e costruzione delle comunità.
