Quando si ricopre un ruolo istituzionale, ogni parola assume un peso che va oltre la dimensione personale. Non esiste una separazione netta tra ciò che si è e ciò che si rappresenta, l’espressione pubblica diventa parte integrante della funzione. Per questa ragione, ogni intervento richiede misura, consapevolezza e rispetto del contesto in cui si colloca.
Alla luce di questo principio, ritengo necessario richiamare l’attenzione su alcuni comportamenti emersi in occasione dell’esito referendario. In specifici contesti, si sono registrate manifestazioni pubbliche di soddisfazione da parte di appartenenti all’ordine giudiziario, accompagnate anche da simboli fortemente connotati, come il richiamo a “Bella ciao”.
È opportuno essere chiari, la dimensione personale non è in discussione. Ogni individuo mantiene il proprio diritto a provare emozioni e ad avere opinioni. Tuttavia, quando si esercita una funzione che incide direttamente sull’equilibrio dei poteri dello Stato, la forma e il contesto dell’espressione pubblica assumono una rilevanza decisiva.
La magistratura rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’ordinamento democratico. La sua forza risiede non solo nell’indipendenza sostanziale, ma anche nell’imparzialità percepita dai cittadini. È proprio questa percezione a garantire fiducia, adesione e rispetto verso le istituzioni.
Comportamenti che, anche solo sul piano simbolico, possono essere interpretati come espressione di una preferenza di parte rischiano di incrinare questo equilibrio. Non si tratta di mettere in discussione l’operato della magistratura nel suo complesso, né di alimentare contrapposizioni. Si tratta, al contrario, di preservarne l’autorevolezza.
I cittadini, così come gli amministratori, hanno bisogno di riconoscere nelle istituzioni un punto di riferimento stabile, equilibrato, non esposto a dinamiche di schieramento. Anche la sola percezione di una distanza da questo modello può generare interrogativi e ridurre la fiducia complessiva nel sistema.
Proprio per il rispetto che è dovuto all’ordine giudiziario, ritengo doveroso richiamare tutti – ciascuno nel proprio ruolo – a un principio di sobrietà e responsabilità nelle manifestazioni pubbliche. Le istituzioni si rafforzano quando i comportamenti individuali sono coerenti con la funzione che si rappresenta.
Accanto a questo, un referendum non è mai solo un voto. È una scelta che incide sull’architettura dei diritti. Per questo, al di là dell’esito, credo sia doveroso tornare sul merito di ciò che era in gioco.
Il tema non riguardava una parte o l’altra, ma un principio fondamentale ovvero l’equilibrio tra accusa e difesa e la piena terzietà del giudice. Un principio che appartiene alla qualità stessa della nostra democrazia e che trova espressione nel giusto processo.
È naturale che, di fronte a episodi che possono apparire come espressione di parte, si generi una domanda: “Quanto incide la percezione dei cittadini rispetto a chi esercita funzioni così rilevanti?”
La risposta, in un sistema democratico maturo, è una sola: “Incide in modo determinante”. Proprio perché la magistratura è chiamata a incidere su diritti fondamentali, la sua credibilità rappresenta una condizione essenziale, non accessoria.
È legittimo che ogni cittadino abbia espresso il proprio voto secondo coscienza. Allo stesso tempo, è altrettanto importante interrogarsi, oggi più che mai, su quanto questo equilibrio sia percepito come reale e garantito.
Perché la fiducia nella giustizia nasce da qui, dalla certezza che ogni persona, in qualsiasi situazione, si trovi davanti a un sistema che assicura parità tra le parti e un giudice davvero imparziale.
È in questa responsabilità quotidiana, nella pratica costante dei valori costituzionali e nel rispetto dei ruoli, che si consolidano la credibilità e il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.
La fiducia non è un dato acquisito una volta per tutte: si costruisce e si mantiene attraverso la coerenza, l’equità percepita e la trasparenza dell’azione pubblica,
La credibilità di un sistema democratico si misura anche nella capacità dei suoi protagonisti di custodire, con equilibrio e rigore, il confine tra espressione personale e responsabilità istituzionale, elementi che rappresentano il collante di una democrazia funzionante e condivisa.

