Il caldo non è un dettaglio

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Il caldo durante il Consiglio Comunale non è soltanto un disagio, quando le temperature rendono difficile lo svolgimento delle sedute, diventa una questione di sicurezza e di continuità dell’attività istituzionale.

La scorsa settimana si è svolto il Consiglio Comunale in condizioni che definire difficili è riduttivo.

Il caldo all’interno dell’aula era insopportabile. Ho accusato nausea e, in almeno due occasioni, ho avuto la sensazione di poter svenire. Fortunatamente non è accaduto.

L’impianto di climatizzazione continua a essere insufficiente. Non è un problema nuovo, è una criticità che si trascina da decenni e che, con questo caldo, non può più essere ignorata.

Come Presidente del Consiglio Comunale ho il dovere di garantire che le sedute si svolgano in condizioni adeguate, nel rispetto della salute e della sicurezza di consiglieri, dipendenti e cittadini presenti.

Il prossimo Consiglio è convocato per il 20 luglio. Se il caldo dovesse riproporre le stesse condizioni ambientali e non verranno adottate soluzioni efficaci, sarà valutata con la Conferenza dei Capogruppo, l’interruzione delle sedute fino al ripristino di un ambiente idoneo.

Una simile decisione avrebbe inevitabili ricadute sull’attività amministrativa dell’Ente.

Il Consiglio Comunale è l’organo deputato ad assumere decisioni fondamentali per la comunità e il mancato svolgimento delle sedute comporta il rinvio di deliberazioni, atti e provvedimenti di interesse pubblico.

Garantire condizioni ambientali adeguate non significa soltanto tutelare la salute delle persone presenti, ma anche assicurare la piena funzionalità dell’organo consiliare e la continuità dell’azione amministrativa.

Una riflessione finale.

So che è circolata una fotografia scattata in aula con l’intento di suscitare ilarità.

Ognuno è libero di esprimersi come ritiene opportuno, ma credo che il rispetto delle istituzioni e delle persone debba sempre prevalere.

L’ironia è un’arte quando aggiunge intelligenza al confronto, anche di fronte al caldo e al disagio vissuto da chi era chiamato a svolgere il proprio ruolo istituzionale.
Quando si limita a dileggiare, non racconta il soggetto della fotografia, racconta chi la diffonde e chi la applaude.


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